Autunnu
 
I che bedda jurnata delecata,
picciriddi jocano dint'e strate,
i fogghie cārono chianu chianu.
L'aria č profumata, je la gente surride.
 
Coloro che conoscono la figura e i lavori dello Spatano potranno rimanere stupiti dal registro quasi «bucolico» della poesia, e la mancanza di riferimenti alle qualità ormai tristemente note della sua terra, la Sicilia. Questo frammento, rinvenuto sulla pancia di Tano Vinci alle 15.50 (Tano aveva deciso di collaborare con la Giustizia alle 11.41), rivela la profonda sensiblità empatica di Spatano versto tutti i fenomeni naturali che lo circondano. Com'egli affermò in un'intervista a Der Spiegel del novembre 82, «Bisogna ritonnare alla Natura, ella ci può condurre dove noi non possiamo arrivare. » Singolare poi il fatto che nel giorno in cui si ipotizza egli abbia composto questa poesia, sia stato accertato il suo coinvolgimento nelle seguenti imprese delittuose:
  • Una gambizzazione ai danni del Signor Cannavale, verduriere
  • Una estorsione presso la Banca Popolare del Salento
  • Un'effrazione con rapina ai danni della Sig.ra Casciano, pensionata di anni 82
  • La vendita di 5 gr. di eroina (sovrapprezzo) presso i giardini pubblici Vittorio Emanuele
  • Presunto assassinio di Tano Vinci, collaboratore di giustizia
  • Minacce ad un conducente dei trasporti pubblici (linea 82)
  • Furto di un fico d'india (mizzeca, puncicava!)
Alle accuse sopraindicate lo Spatano ebbe a rispondere: "Almeno noi facciamo le cose tjasparenti!!!".
 
[«Sparano li bbumbi sopra 'nunziata» - Nitto Cusumano]