Ancora una volta, Mollea, ricorre ad un sottile artificio psicologico per trasmetterci
quella vaga sensazione di colpevolezza che spesso ci avvolge, accompagnata dalla paura di
essere osservati e riconosciuti, sensazione verso la quale veniamo spinti dalle cause più
disparate. Il maestro va ben oltre questo secondario obiettivo: nel suo poema, il corto
circuito e la pioggia, rappresentano i misteriosi moventi del senso di colpa. Il corto
circuito, scintilla improvvisa che blocca l'azione razionale della nostra coscienza. La
pioggia, che ci adopera come mezzo per trasferire le nostre orme da una strada bagnata ad
un androne asciutto.
[«Letture Molleiane per l'ateneo di Wiesbaden»
- D. Kortenhaus]
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