Lo 'nfinito (oo)
 
Simpre cara mi fu chist'erma CROTTA
e chista lavagna chi tante volte
ricoprissi d'idiogrammi bianche.
Ma sittando 'n coppa a' paglia
Aggirando li tarocche e lo fate
silenzioso, e invucanda li santi
Io provvedo lo futuro; ove pir poco
lu core s'impaura. E ccume li gisso
trase 'n coppa allavagna, io quello
ca tingo drinto acchista tiuria
vo comparando: i mi suvvieni Niutonne
i la mila chi cadde i la currinte
i Vvolte i Galilei. Accusì tra chista
Tiuria s'annaqua lo pinzier mio:
i llo bagattu usciu: Sancte Pascale
 
L'efèrisi digradante nell'epopea frigida, ponendo un cormorano sull'etica ristofesica, induce, previo rammarico comprensivo, una statuaria riproducibilità relativa al futuribile timore emergente dal versetto 7. Conglobando il relativo interesse nella fisica galileiana, il capolavoro si ritorce sul riprovevole meménto newtoniano relativo all'estrazione del tarocco bagattesco. Sono commosso della chiarezza espositiva che contraddistingue la presente analisi critica. Concludo dicendo: oo.
 
[«Voci Crottesche per il seminario di Wroklaw» - D. Kortenhaus]