Le sette note musicali prendono il nome da questo celebre inno della
Cammummara, cantato a squarciagola ogni 24 giugno dai penitenti che giungono in ginocchio
al fucurandu di piazza S.Carlo con Gianduia e Giacum'tta, quando la costellazione
dei Pesci dell'emisfero Australe comincia ad apparire all'orizzonte lucano. Alla guida
della processione il gruppo dei Scupaturi Materrani che usano frustarsi la schiena
con speciali trecce in saggina ideate dalla stessa Cammummara (I Treccielli 'e Martirio).
Leggeri discostamenti dalla retorica cammummariana, quali la citazione della figlioccia
Reietta in luogo di una delle figlie ed il tema di astrofilia al posto delle dissertazioni
fisico-matematiche, non intaccano minimamente la squisitezza formale dell'opera.
Interessante la scrittura neumatica dell'ultimo verso, fedelmente riportata dall'originale
incisione rupestre.
Il desiderio di rendere il poema fruibile ad un pubblico più vasto (rispetto alla
ristretta cerchia d'intellettuali alla quale solitamente
l'artista si rivolge), ha spinto la Cammummara a cambiare la sillaba iniziale Ut
dell'incisione originale in Do.
[«Prolusione sulla dialettica cammummariana»
- B. Bìgnalis]
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